Eudechio Feleppa
«

Quietland (in corso)

La serie fotografica Quietland è un percorso di osservazione compiuto all段nterno di una piccola provincia del sud Italia. Qui ho cercato l段nterazione con uno spazio emotivo più che con un territorio specifico. Il lavoro unisce diversi strati di lettura confondendo i margini tra esperienza personale, memoria e immaginazione. Il mio obiettivo è generare un racconto capace di mettere in relazione l段solamento emotivo dell段ndividuo contemporaneo e un paesaggio che irrompe come una scenografia senza luogo, incapace di redimere e liberare dal torpore.

Testo di approfondimento
IL CONTESTO
Viviamo in un'epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le "passioni tristi. Con quella espressione il filosofo non si riferiva alla tristezza del pianto, ma all'impotenza e alla disgregazione. Dominati dal diktat della positività assoluta, soggiacciamo a un esaurimento e a uno sfinimento emotivo, dovuto alla positivizzazione di tutte le nostre attività, rispetto al poter fare illimitato e al dovere di prestazione. Le patologie oggi più diffuse sono la depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo borderline di personalità o la sindrome da burnout. Tutte patologie che derivano da un eccesso di positività. È il terrore di non essere all誕ltezza delle proprie aspettative, qui ed ora, nella situazione di performance che ogni singolo individuo sente di dover offrire, ma che in effetti pretende prima di tutto da se stesso. Il lamento interiore di questo soggetto non corrisponde a un 渡iente è più possibile, ma alla paura della propria inadeguatezza a fronte del fatto che 渡iente è impossibile. Il non riuscire a essere a questa altezza conduce il soggetto a una guerra intestina con se stesso. Libertà e costrizione coincidono e lo sfruttatore è al tempo stesso lo sfruttato. Le malattie psichiche della società della prestazione sono appunto le manifestazioni patologiche di questa libertà paradossale.
Allo stesso tempo lo scenario reale (economico, politico, sociale) degli ultimi decenni ha mostrato nella civiltà occidentale contemporanea un cambiamento di segno del futuro. La cultura occidentale nella quale siamo via via cresciuti si è costituita a partire da una fiducia smisurata nelle 杜agnifiche sorti e progressive e sulle premesse di un "non ancora" carico di promesse messianiche. Oggi la sconfitta dell'ottimismo ci ha lasciati non solo senza promesse future ma, peggio ancora, con il sentimento che perfino "evitare l'infelicità" sia un compito troppo arduo. Sembriamo condannati a un tempo immobile, bloccato in un presente che pare non offrire uscite. Caduti in un fossato, ciascuno con la propria inquietudine, il futuro, l'idea stessa di futuro , reca ormai il suo segno opposto e la promessa è diventata minaccia. Questa realtà costituisce una sorta di sfondo, un fondale emotivo su cui vengono tessute oggi le realtà individuali.

LA PRODUZIONE
L誕pparente calma, il vuoto, il senso di essere marginali, sono da sempre i tratti che meglio identificano la dimensione emotiva della provincia e delle periferie. Allo stesso tempo l誕ssenza di un progetto comune, l'isolamento, un Tempo percepito con le tinte dell誕bbandono e dello smarrimento, sono le tracce di un vissuto in cui si rispecchia oggi una Cultura intera. Come fotografare una dimensione emotiva? Non è qualcosa di tangibile, ha più a che fare con il vuoto, l段nesprimibile. La si può percepire velatamente nella fugacità delle espressioni altrui ma non ha un esplicito riscontro in un oggetto pronto da essere fotografato. Tra l'altro il mondo esterno, sempre più iperattivo e autocelebrativo, difficilmente oggi si mostra disponibile ad essere riprodotto nella sua vulnerabilità. Come procedere dunque? La prima suggestione è arrivata da un paesaggio a me familiare. La fisionomia di una montagna che domina la città di Benevento e tutta la sua provincia. Il massiccio del Taburno infatti, osservato dalla città, si mostra con il profilo di una donna distesa in un placido sonno tanto che da sempre gli abitanti del posto le hanno dato il nome di 電ormiente": la dormiente del Sannio. L'incombenza della dormiente ad un tratto mi ha fatto riflettere sulla suggestione simbolica della sua presenza in relazione al paesaggio. Tuttavia la mia intenzione non era mostrare un territorio specifico, far coincidere la sua rappresentazione con la sua identificazione locale, quanto scoprirne l弛rdinario, il piccolo e allo stesso tempo restituire un ritratto più complesso, al limite del puzzle, dei nostri anni. Credo di aver trovato la chiave di lettura di questa indagine nel momento in cui mi sono ritrovato ad essere allo stesso tempo oggetto e soggetto della mia ricerca. Come autore di questa indagine ad un tratto ne sono diventato oggetto. Riflettere con l誕usilio della fotografia vuol dire aggirare la tentazione di riflettere sempre e soltanto la propria immagine e tentare di riflettere sul Tempo di cui siamo parte.


Fonti tematiche:
Una stanchezza che cura; Riccardo Panattoni - Doppiozero
L'ultima lezione di Noam Chomsky: un pacato invito alla rivolta; Andrea Coccia - Linkiesta
Inquietudine; Francesca Rigotti - Doppiozero
Come è nato l誕rticolo sulla Generazione Perduta e perché (forse) non abbiamo fatto la rivoluzione; Maurizio Pittau
Ansia; Nicole Janigro - Doppiozero
Il rimedio è la povertà; redazione - Globalist
Poesia e compassione; Rossella Menna - Doppiozero
Giovani sempre più poveri, ecco chi sta pagando di più la crisi; Lidia Baratta - Linkiesta
Conformismo; Ugo Morelli - Doppiozero
In fuga dalle bugieRoberto Saviano - La Repubblica
Congedo dal paese e dalla vita; Franco Arminio - Doppiozero
Ieri "choosy", oggi "arrendevoli". Sciocchezze: i giovani italiani sono realisti; Francesco Cancellato - Linkiesta
Crisi dei subprime; Wikipedia
Quietland  (in corso)
10 / 15 enlarge slideshow
Quietland  (in corso)
11 / 15 enlarge slideshow
Quietland  (in corso)
12 / 15 enlarge slideshow
Quietland  (in corso)
13 / 15 enlarge slideshow
Quietland  (in corso)
14 / 15 enlarge slideshow
Quietland  (in corso)
15 / 15 enlarge slideshow
loading